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Come Ci Siamo Conosciuti

Sapevo e non sapevo, ovviamente, che stavo per incontrare l’amore. La mancanza di paura nei confronti del destino mi aveva donato la capacità di divinare e sapevo che avrei potuto scegliere su due opzioni al riguardo, una donna più matura ma meravigliosamente confacente, ed una più giovane ma ancora da coltivare. 

Ma non sapevo quando le avrei incontrate e per certo sapevo che dovevo risolvere alcune questioni contingenti, le quali probabilmente mi avrebbero preso tempo e attenzione. Fin da ragazzo avevo deciso di seguire una via spirituale molto impegnativa. Non sapevo, quando iniziai il mio training da giovane novizio, che nello zen mi avrebbero permesso di fidanzarmi, sposarmi o, addirittura, entro certi limiti, di avere una vita sessuale attiva e curiosa. Credevo fosse una cosa tipo “cistercensi”.

Il percorso monastico zen consta in una disciplina totale, continua, senza tregua e perciò potentissima; non c’è posto per ripensamenti, eppure non ha niente a che fare con la “fede”. Letteralmente, nello zen, sei destinato a scolpire il tuo trono spirituale diventando nessuno. Per paragonare il risveglio vissuto da chi pratica in profondità lo zen, per farlo capire a chi conosce la religione cristiana, potrei citare San Paolo sulla via di Damasco che viene folgorato e che cade da cavallo; ma dalle nostre parti non c’è né Gesù, né Buddha né altri, non c’è alcuna conversione ma solo una sconfinata libertà, realizzata con forza e determinazione.

Allora, quando sei morto del tutto, ebbene, puoi sposarti, perché nulla ti porterà via dallo stato di risveglio che hai realizzato mettendo tutto il tuo fuoco nella vita. Ebbi molte e, alcune, indimenticabili relazioni sentimentali, quasi sempre con donne degne di ogni ammirazione; donne intelligenti, belle, colte, amabili, sensuali. Anche quelle che si rivelarono tormentate, comunque, mi chiamarono per via della loro intelligenza e energia.

Non sono mai stato attratto da donne qualsiasi o da bambole senza bellezza interiore; ho sempre schivato quel tipo di futilità. Di una, in particolare, conservavo un ricordo unico, come se avessi incontrato in lei una divinità, un archetipo raro e, oso dirlo, ai più incomprensibile; ma quando incontri nella sua purezza più evidente cosa è il femminile, può capitare di confonderti, infatti non sempre i più grandi picchi corrispondono a qualcosa di vivibile, né per te, né per Lei.

Equivoci, reazioni, confusioni, possono intrecciarsi in chiunque, e se il momento non è propizio tutto va in salita, e l’esistenza allora non unisce, ma divide chi si ama. Persi quell’occasione, persi quello che sarebbe stato l’amore della mia vita o, meglio, l’amore che sembrava incarnarsi nel modo più potente, seduttivo, totale.

Ci lasciammo dolorosamente; per sempre sia io che lei, ne sono certo, abbiamo mantenuto questa sensazione di unione profonda nel talamo del nostro cuore.

Nel frattempo avrei incontrato un’altra donna meravigliosa, saggia, bellissima, e con questa mi sarei fidanzato e poi, per qualche motivo, sfidanzato. Alcune fra le mie donne rimangono tuttora parte della mia famiglia, sono persone meravigliose, e sempre le penso con affetto; ci sarò sempre per loro. Altre sono state inghiottite dall’esistenza e hanno dimenticato tutto, forse per non sentire con attenzione il dono del nostro incontro, forse per non sentire se stesse.

Ogni relazione è per me seria, è così che sono fatto, come anche per me lo Spirito è tutto e non ha niente di drammatico; tuttavia non sapevo di stare ancora cercando Colei.

Non mi sarebbe neppure piaciuta come idea. Ma non era una idea, capii dopo. Se è solo una idea, un attesa, questa dell’anima gemella sarebbe una bella fregatura! Platone ha raccolto un sacco di sintesi eccezionali, sapeva scrivere e raccontare quanto poteva richiamare un pubblico affezionato, ma non era un Parmenide o un Eraclito, non un filosofo affidabile o, almeno, i suoi contemporanei non lo ritenevano tale. Difficile dire se i suoi dialoghi, per non dire di quell’Atlantide o di quell’essere umano “sferico” composto da un lui e una lei, fossero simboli, memorie archetipiche o fantasie per intrattenere il pubblico. Fatto sta che due care amiche mi avvisarono; sarebbe venuta alla mia conferenza questa altra guaritrice. Ebbene, chiedo venia, ma sono prevenuto al riguardo, non che io pensi di essere il principe dei guaritori, ma è che in una realtà così in esplosione ne ho viste di ogni e, francamente, sono più che certo che il guaritore “carismatico” non ha più motivo di esistere in questo tempo. Nello zen usiamo dire “grande maestro, grande fregatura”, non coltiviamo miti ma, duramente, continuativamente, meditiamo.

Guardandomi intorno con difficoltà trovavo persone che avessero completato o, almeno, intrapreso un percorso spirituale trasformativo ovvero denudante che le avesse portate ad aiutare gli altri per davvero, completamente.

Molti guaritori cercano di guarire gli altri con le migliori intenzioni, ma senza guarire mai se stessi, e questo vale purtroppo anche per molti medici o professionisti della salute.

Esculapio o il Buddha della Medicina mi apparvero raramente in forma umana – ancora oggi conservo la memoria di costoro come il pensiero più caro – quindi davvero pochi erano ritenuti da me degni, ed io da sempre sono solo un uomo che vuole essere sincero, un semplice monaco zen, prima di essere un guaritore. Le amiche mi fanno capire che c’è qualcosa di fatale relativo a questo incontro, mi dicono che questa guaritrice americana è una persona speciale. Nessuno mi dice che quest’altra, in uno dei suoi “interventi”, abbia in realtà già fatto il mio nome senza mai avermi incontrato né sapere che sarei venuto.

Era estate e la stanza era calda ma confortevole, come piacevoli erano le presenze degli invitati. Mentre io mi preparo a parlare e dimostrare quanto so fare entra Lei.

Prorompente. Non potrei dire altro. Avevo appena chiuso la mia fase “americana”, ero stato per sei anni negli USA da cui ero tornato alquanto deluso, dovendo certamente ammettere la mia incapacità nell’aiutare questo popolo sofferente, medicato fino alla punta dei capelli, ipervaccinato, convinto di aver bisogno di tutto il superfluo e incapace di una dedizione consapevole. Nonostante alcuni magnifici incontri con persone geniali e rimarchevoli mi sembrava, quello americano, un medioevo adolescenziale tecnologicizzato pieno di protesi e del tutto mancante di amore.

Una mia amica che già c’era stata mi disse “ricorda, gli americani vogliono una cosa sola… un cesso d’oro massiccio”. Peraltro, credevo che gli italiano fossero i più insofferenti all’autorità, finanche a quella più amorevole, dedita e coraggiosa, ma dovetti ricredermi. Questa donna americana, che proveniva da pochi chilometri dove avevo vissuto in California per anni, entra illuminando la stanza, ed io resto a bocca aperta. Bella. Emanava gioia e luce, reggendosi con grazia su due strane racchette da trekking, strascinando i suoi piedi in quella che mi sembrò una danza; la sua presenza gagliarda – una caratteristica americana che ho sempre adorato - era avvolta da una nuvola di capelli; ciò mi fece effetto perché sono calvo? Mi resi conto di un’altra cosa, molto precisamente: quella luce non è quella che dovrai pagare con la prossima bolletta, né era una aureola fissata con l’adesivo.

Quella era luce luce.

Quella era la luce che Buddha vide nella stella del mattino e che io vidi in un fiore giallo, nel momento in cui vidi per la prima volta un fiore giallo; quella era la luce del risveglio. E infatti lei mi raccontò il suo satori, lo stato nel quale si diventa l’universo e il nostro volto si spalanca in una fioritura, il momento nel quale definitivamente si capisce che non si nasce e che non si muore, e che tutto è perfetto da un tempo senza inizio. Il punto centrale di tutta la mia vita, l’illuminazione, era in carne ed ossa di fronte a me nel corpo di una donna che mi stava eccitando. In un silenzio assordante mi si mossero in mente delle cose da dirle, ma vidi subito che non avevano senso. Ero rapito spiritualmente e sensualmente da lei, vedevo di lei anche l’intreccio che la legava già a me.

Qualche giorno dopo le confessai anche alcuni pensieri erotici che ebbi in quel primo istante, dato che entrò nella fatidica stanza del nostro primo incontro in shorts e con una camicetta molto aerea; e lei, quando le confessai i miei pensieri, sorrise come una gatta, fu la prima volta che mi sorrise come una gatta.

Placida, unita a tutto, senza problemi.

Così è la nostra vita nonostante ogni sfida. Anch’essa gagliarda, luminosa e aerea.

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